22-08-2020

Come funziona il protocollo ITACA? Confronto con il modello BDM

Andrea Moro, presidente iiSBE Italia, ci spiega il protocollo Itaca e le sue caratteristiche, ponendolo a confronto con la certificazione partecipata di garanzia.

“Dal 2002 iiSBE è l’organismo tecnico di riferimento di ITACA per redigere il protocollo stesso.

 

L’organizzazione ha l’obiettivo primario di facilitare l’adozione e l’impiego di protocolli di valutazione da parte delle autorità pubbliche, per incrementare l’impatto delle loro politiche, programmi e piani a favore di un ambiente costruito più sostenibile.

 

Esistono cinque aree di valutazione all’interno dei protocollo ITACA:

  1. la qualità del sito,
  2. il consumo delle risorse,
  3. i carichi ambientali,
  4. la qualità ambientale indoor,
  5. la qualità del servizio.

 

Ogni area di valutazione è a sua volta suddivisa in “categorie di criteri”.

Se prendiamo come esempio la seconda, il consumo delle risorse, le categorie di criteri in cui è ulteriormente ripartita sono:

  • l’energia primaria richiesta durante il ciclo di vita dell’edificio
  • l’energia da fonti rinnovabili
  • i materiali eco-compatibili
  • l’acqua potabile
  • le prestazioni dell’involucro

 

Queste, a loro volta, raggruppano molteplici criteri. Ad esempio, all’interno della categoria “energia da fonti rinnovabili”, vi sono i seguenti criteri: energia rinnovabile per usi termici ed energia prodotta nel sito per usi elettrici.

 

Partendo dai criteri, passando attraverso le categorie fino ad arrivare alle aree, vengono attribuiti dei punteggi in una scala di valutazione che va da -1 fino a 5, in cui il valore minimo corrisponde alla a una prestazione inferiore alla pratica corrente, lo 0 denota il livello di prestazione minima accettabile, l’1 indica un moderato miglioramento della prestazione rispetto alla pratica corrente, il 2 indica un sostanziale miglioramento, il 3 denota la migliore prestazione corrente, il 4 un incremento della migliore prestazione corrente e infine il 5 l’eccellenza.

 

L’assegnazione del punteggio avviene attraverso un mix di parametri quali la considerazione di leggi e regolamenti, le normative tecniche, la letteratura, i dati statistici e le simulazioni.

Il protocollo ITACA e l’adattamento ai cambiamenti climatici

 

Il protocollo ITACA viene utilizzato anche per adeguare gli edifici ai cambiamenti climatici.

I pericoli principali cui le costruzioni si espongono sono: l’incremento delle temperature, le onde di calore, i periodi di siccità e le precipitazioni intense.

In particolare, a seconda dei pericoli ci sono diversi metodi di adattamento:

  • per l’incremento delle temperature e le onde di calore:
  • la capacità di mantenimento del comfort
  • l’utilizzo di sistemi ibridi e passivi per il raffrescamento
  • la produzione distribuita di energia elettrica
  • la riduzione dell’effetto isola di calore
  • per la siccità e l’intensità di precipitazioni:
  • l’invarianza idraulica e idrologica, drenaggio urbano sostenibile
  • la riduzione della vulnerabilità esondazioni
  • la riduzione di consumi e lo stoccaggio dell’acqua non potabile
  • la permeabilità del suolo

Anche l’integrazione con il paesaggio e la garanzia della qualità architettonica – attraverso l’analisi documentale, l’analisi sul territorio e la considerazione dei criteri sotto forma di check-list – sono elementi fondamentali per un adattamento ottimale ai cambiamenti climatici.

Il protocollo ITACA dunque è uno strumento di supporto per le politiche.

Permette di stabilire degli obiettivi di prestazioni misurabili e verificabili basati su indicatori quantitativi. Nel corso del processo di certificazione, inoltre, sono previsti un monitoraggio costante e la verifica del raggiungimento degli obiettivi. Ed è uno strumento di valutazione molto oggettivo, che permette di graduare la premialità. 

ITACA e Démarche BDM, in cosa differiscono?

Perché adottare un processo partecipativo anche nel protocollo ITACA?

La figura mostra una tabella in cui emergono le principali differenze fra il modello francese e il protocollo italiano.

Quali modifiche apporterebbe un approccio partecipativo all’interno del protocollo Itaca?

  • Permetterebbe l’analisi di aspetti qualitativi difficilmente quantificabili
  • aumenterebbe il coinvolgimento dei professionisti
  • consentirebbe agli amministratori di condividere le proprie scelte

A fronte però di alcuni aspetti critici come l’esposizione pubblica dei progetti e l’atteggiamento dei committenti e dei professionisti nei confronti della commissione.

L’integrazione del processo partecipativo nella procedura del protocollo ITACA seguirebbe tre fasi:

  1. fase di progetto: Commissione per la discussione del progetto a livello definitivo e pre-valutazione
  2. fase di costruzione: Commissione per la valutazione della conformità della costruzione e modalità di gestione del cantiere
  3. fase di esercizio: Commissione per la valutazione delle prestazioni effettive e discussione risultati applicazione Protocollo ITACA per edifici in fase d’uso.

In quest’ottica ancora resta da definire la modalità della gestione e l’organizzazione della Commissione, come la composizione della stessa.

Attualmente il punteggio all’interno del protocollo ITACA è ripartito così: 90% per la qualità dell’edificio e 10% per la qualità della localizzazione. Con l’aggiunta della Commissione il punteggio per la qualità dell’edificio scenderebbe all’80%, quello per la qualità della localizzazione resterebbe al 10% e un ultimo 10% arriverebbe direttamente dalla Commissione (da 1 a 5).

A seguito di queste valutazioni, è prevista una simulazione di Commissione Pilota a Cuneo su 2 casi di edifici in fase di certificazione Protocollo ITACA”.

[Tabella di Andrea Moro]